LIBERTà

Giugno 10, 2008

…………………..

Giugno 10, 2008

“Ne pas chercher à comprendre”

 

……..un senso

Giugno 8, 2008

 

 

 

 

Voglio trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso non ce l’ha.

 

 

 

se questo è un uomo

Giugno 8, 2008

Ragionevoli gli uomini sono assai raramente, quando è in gioco il proprio destino: essi infatti preferiscono in ogni caso le posizioni estreme; perciò ,a seconda del loro carattere, fra di noi gli uni si sono convinti che tutto è perduto, che qui non si può vivere che la fine è certa e prossima; gli altri, che per quanto dura sia la vita che ci attende, la salvezza è probabile e non lontana,e, se avremo fede e forza, rivedremo le nostre case e i nostri cari. Le due classi, dei pessimisti e delgi ottimisti, non sono peraltro così ben distinte:non già perchè gli agnostici siano molti, ma perchè i più, senza memoria né coerenza, oscillano fra le due posizioni-limite, a seconda dell’interlocutore e del momento.

PRIMO LEVI

Poche Parole

Maggio 31, 2008

Questa è la mia semplice religione. Non c’è bisogno di templi; nessun bisogno di filosofie complicate. Il nostro cervello, il nostro cuore sono il nostro tempio; la filosofia è la gentilezza

L’orologio degli Dei

Maggio 30, 2008

 

 

Gli Dei c’erano ve lo posso assicurare.

E.

 

Lama, pensa a me.

Lama, pensa a me.

Lama, pensa a me.

 

Maggio 29, 2008

Molla tutto stà lì il segreto -

una poesia di Patrul Rinpoche

linea.jpg (755 byte)

Tu che godi nell’unione di beatitudine e vacuita’

Assiso immobile su un disco di luna

Magnifico su un fiore dai cento petali

Splendente di luce bianca,

Omaggio a te, Vajrasattva, supremo maestro.

 

Ascolta Abushri,

 

Stupido disgraziato che sogni ad occhi aperti,

Ma ti ricordi di come i difetti mentali

Ti hanno confuso nel passato?

Allora sta attento ai difetti mentali nel presente,

E non vivere da ipocrita.

 

Da’ un taglio alle congetture superflue.

Hai fatto centinaia di progetti

Che non si sono mai realizzati

E ti hanno portato solo insoddisfazione.

Le iniziative non condotte a termine sono come

Il movimento delle onde che si sovrappongono.

Sta un po’ per conto tuo

E smettila di farti girare la testa.

 

Hai studiato centinaia di filosofie

Senza comprenderne nessuna.

Allora a cosa servono altri studi?

Hai studiato senza ricordarti poi niente

Nei momemti di bisogno,

E a cosa serve allora la contemplazione?

Dimentica quello che chiami “meditazione”!

Tanto non pare ti stia curando

Dai difetti mentali.

 

Puoi aver recitato il numero prescritto di mantra

Ma non hai ancora il controllo sulle visualizzazioni.

Forse puoi avere controllo sulle visualizzazioni

Ma non hai ancora allentato la morsa della dualita’.

Puoi aver superato le malvagita’ piu’ ovvie

Ma non hai ancora domato il tuo ego.

 

Dimentica le sessioni di meditazione prefissate

Seguendo orari maniacali.

Acuta e limpida ma senza riuscire a lasciarsi andare,

Fonda e regolare ma mancante di chiarzza,

Visione profonda che punzecchia soltanto,

Questa e’ la tua meditazione!

Dimentica l’abbaglio della concentrazione

E la mente legata a un palo.

 

I discorsi sembrano interessanti

Ma non aiutano la tua mente.

La mente logica sembra sveglia

Ma in realta’ semina confusione.

Le istruzioni orali appaiono molto profonde

Ma non aiutano se non sono messe in pratica.

Dimentica quello sfogliare di libri

Che causa distrazione e indebolisce la vista.

 

Percuoti il tuo antico tamburo da preghiera,

Ma solo per la novita’ di giocarci.

Fai offerta del tuo corpo,

Ma di fatto ci sei ancora attaccato.

Il suono dei tuoi cimbali e’ limpido e cristallino

Ma la tua mente e’ pesante e torbida.

Dimentica tutti questi artifici,

Per quanto siano attraenti.

 

I tuoi discepoli sembra che studino

Ma non portano a termine niente;

Quando c’e’ un luccichio di comprensione

Il giorno dopo e’ sparito.

Imparano una cosa su cento

Ma non tengono a mente neanche quella.

Dimentica il fervore apparente di questi discepoli!

 

L’amico piu’ caro e’ pieno di amore oggi

E indifferente domani.

Un minuto e’ umile e quello dopo arrogante.

Piu’ uno gli vuol bene e piu’ diventa un alieno.

Dimentica il caro amico che sorride

Perche’ l’amicizia e’ ancora una novita’.

 

La tua ragazza ha un bel sorriso stampato

Ma chissa’ cosa sta pensando veramente?

Per una notte di piacere sono mesi di crepacuore.

Puoi passare un mese cercando di portartela a letto

Senza poi neanche riuscirci.

Non val proprio tutto lo scandalo e i pettegolezzi,

Quindi dimenticati di lei.

 

Chiacchere senza fine provocano simpatie e antipatie.

Possono essere divertenti e piacevoli,

Ma sono solo un imitare i difetti degli altri.

Chi le ascolta sembra d’accordo

Ma forse sotto sotto ti biasima.

Ti fanno solo venire la gola secca

Quindi dimentica le parole oziose!

 

Predicare senza esperienza diretta dei vari argomenti

E’ come ballare sui testi sacri.

Il pubblico appare desideroso di asoltare

Ma in realta’ non ha un vero interesse.

Se non pratichi quello che stai predicando

Te ne dovrai vergognare prima o poi,

Quindi dimentica le vane retoriche!

 

Quando non hai dei testi

Ne senti il bisogno;

Ma se li hai, allora no.

Sono solo pagine su pagine

E farne delle copie non finisce mai.

Tutti i libri del mondo

Non ti potranno soddisfare,

Quindi dimentica di copiarli,

A meno che tu non venga pagato per farlo!

 

Un giorno sei bello rilassato,

Il giorno dopo tutto teso.

Non sarai mai felice

Se ti lasci influenzare dagli umori delle varie persone.

A volte sono si’ cordiali

Ma forse non quando hai bisogno di loro

E finisce che ci puoi restare male.

Quindi dimentica le lusinghe e le buone maniere!

 

Le imprese politiche e religiose

Sono solo per i gentiluomini.

Non son cose per te, mio caro ragazzo.

Ricordati dell’esempio di una vecchia mucca

Che e’ contenta di addormentarsi in una stalla.

Devi mangiare, dormire e andare di corpo -

Non se ne puo’ fare a meno -

Qualunque cosa ci sia in piu’, non sono affari tuoi.

Fai quello che hai da fare

E resta con te stesso.

 

Sei l’ultimo degli ultimi

Quindi dovresti essere umile.

C’e’ un’intera gerarchia sopra di te

Quindi smettila di fare l’arrogante.

Non dovresti avere troppi soci

Perche’ sicuramente sorgerebbero divergenze.

E dato che non sei coinvolto

In imprese politiche o religiose

Non pretendere troppo da te stesso.

Molla tutto, sta’ li’ il segreto!

 

Questo insegnamento, nato dalla propria esperienza, viene dato dallo yogi Trime Lodro al suo caro amico Abushri. Praticatelo, anche se non c’è niente da praticare. Mollate tutto, questo è il punto. E anche se non riuscite a praticare il Dharma, non prendetevela troppo e non arrabbiatevi.

Patrul Rinpoche, un maestro tibetano molto amato, visse intorno alla  fine del secolo scorso. Era un Lama Nyimapa di chiara fama, particolarmente interessato nell’integrare la filosofia e la pratica di meditazione. Compose molte opere del sentiero graduale dei sutra e dei tantra. si rifiutava di vivere nei monasteri e nelle istituzioni e divenne un grande viaggiatore.

La traduzione in italiano, da una versione inglese, è di Andrea Antonietti.

 

I TRE APPELLI DI SUA SANTITA’ IL DALAI LAMA.
_________________________________________________

Appello di sua santità il Dalai Lama
alla comunità internazionale

Desidero esprimere il mio apprezzamento e la mia gratitudine ai leader, ai parlamentari, alle ONG e ai singoli individui che, nel mondo, hanno espresso la loro preoccupazione per i recenti, tristissimi eventi in Tibet.
Sono grato anche per i loro tentativi di persuadere le autorità cinesi a contenere le reazioni nei confronti di chi protesta pacificamente, e per gli appelli che sono stati rivolti affinché si intavoli un dialogo significativo per risolvere la questione.

Credo che le recenti dimostrazioni e proteste siano la manifestazione di un risentimento fortemente radicato non solo nei tibetani della cosiddetta “Regione Autonoma del Tibet (TAR)”, ma anche delle zone esterne alle aree tibetane tradizionali oggi incorporate nelle province di Qinghai, Gansu, Sichuan e Yunnan, dove esistono numerose comunità di etnia tibetana.

Secondo fonti affidabili, le autorità cinesi hanno dispiegato grossi contingenti di truppe in queste regioni di tradizione tibetana, e non soltanto hanno iniziato a dare un pesante giro di vite ai tibetani accusati di aver presumibilmente preso parte alle agitazioni, ma hanno anche isolato le aree in cui tali proteste sono avvenute.

Mi appello, dunque, affinché continuiate a dare il vostro supporto per chiedere l’immediato arresto dell’inasprimento in corso, il rilascio di coloro che sono stati arrestati e detenuti e l’erogazione di appropriate cure mediche ai feriti.

Siamo particolarmente preoccupati per la mancanza di un’adeguata assistenza sanitaria, in quanto ci giungono notizie di molti tibetani feriti che temono di rivolgersi a cliniche ed ospedali diretti dei cinesi.

Chiedo inoltre che sia favorito l’invio di una delegazione internazionale indipendente per investighi sulle agitazioni e sulle cause ad esse soggiacenti, e che sia consentito ai media e a team medici internazionali di accedere alle zone interessate. La loro presenza non solo infonderà nei tibetani un senso di sicurezza, ma avrà anche l’effetto di contenere le reazioni delle autorità cinesi.

IL DALAI LAMA
Aprile 2, 2008

La versione in inglese si trova sul sito personale del Dalai Lama www.dalailama.com

DICHIARAZIONE DI SUA SANTITA’ IL DALAI LAMA A TUTTI I TIBETANI

Nell’estendere un caloroso saluto a tutti i tibetani in Tibet, vorrei condividere alcuni miei pensieri.

1. Dal 10 marzo di quest’anno siamo stati testimoni di proteste e dimostrazioni in quasi ogni parte del Tibet, e persino in alcune città della Cina continentale ad opera degli studenti; tali manifestazioni sono l’esplosione della sofferenza fisica e mentale dei tibetani a lungo repressa e di un profondo risentimento nei confronti dell’abolizione dei diritti del popolo tibetano, della mancanza di libertà religiosa, e dei tentativi di distorcere la verità in ogni occasione, fino a dire che i tibetani guardano al Partito Comunista cinese come al “Buddha Vivente”, un’affermazione estremistica che suona come uno schiaffo da parte dello sciovinismo Han.

Sono molto rattristato e preoccupato dall’uso delle armi nel reprimere le pacifiche esternazioni delle aspirazioni dei tibetani, sfociate nelle agitazioni in Tibet: ciò ha causato molti decessi, e un numero ancora più alto di vittime contando i detenuti e i feriti. Questa repressione e queste sofferenze sono una tale sventura e una tale tragedia, che qualsiasi persona compassionevole è mossa alle lacrime. Io, comunque, mi sento impotente di fronte a tali tragici incidenti.

2. Prego per tutti i tibetani e per tutti cinesi che hanno perso la vita durante l’attuale stato di crisi.

3. Le recenti proteste in tutto il Tibet non solo hanno contraddetto, ma addirittura hanno disgragato la propaganda della Repubblica Popolare Cinese, secondo la quale tutti i tibetani, a parte un manipolo di “reazionari”, conducono una vita soddisfacente e prospera.

Queste proteste hanno reso più che evidente che nelle tre province del Tibet, l’U-tsang, il Kham e l’Amdo, i tibetani nutrono le stesse aspirazioni e le stesse speranze. Hanno anche comunicato al mondo che la questione tibetana non può più essere trascurata, e hanno evidenziato il bisogno che essa venga risolta “cercando la verità nei fatti”.

Il coraggio e la determinazione dei tibetani che, per la causa superiore di tutto il popolo tibetano, hanno esternato la loro profonda sofferenza e le loro speranze, rischiando ogni cosa, è davvero encomiabile, giacché la comunità mondiale ha riconosciuto e sostenuto lo spirito che li ha animati.

4. Apprezzo profondamente le azioni dei molti tibetani che, pur essendo funzionari del governo e del Partito Comunista, nell’attuale crisi hanno dimostrato di avere coraggio, di non aver perso la loro identità tibetana, e di avere il senso della giustizia. Vorrei fare appello anche ai funzionari del Partito Tibetano e del Governo Tibetano perché in futuro non siano più incentrati solo sul tornaconto personale ma lavorino davvero a salvaguardia di un più alto interesse, quello del Tibet, riportando ai loro superiori nel Partito i veri sentimenti dei tibetani, e cercando di offrire a questi ultimi una guida non viziata da pregiudizi.

5. Presidenti, primi ministri, ministri degli esteri, premi Nobel, parlamentari e semplici cittadini che provano un interesse genuino [per la questione tibetana] hanno inviato, da ogni parte del mondo, messaggi chiari e forti alla leadership cinese affinché ponga fine all’ attuale inasprimento della repressione in Tibet. Tutti hanno esortato il governo cinese a percorrere una strada che conduca ad una soluzione di mutuo beneficio, e noi dovremmo creare un’ opportunità perché tutti questi sforzi si concretizzino in risultati positivi. So bene che siete stati provocati su tutti i piani, ma è importante attenersi alla regola della non-violenza.

6. Le autorità cinesi hanno falsamente accusato me e l’Amministrazione Centrale Tibetana di aver istigato e orchestrato i recenti eventi in Tibet. Tali accuse sono del tutto prive di fondamento. Ho fatto reiterati appelli affinché un organismo internazionale indipendente e che goda del rispetto generale possa condurre un’inchiesta approfondita su questa faccenda. Sono certo che tale organismo indipendente scoprirebbe la verità.
Se la Repubblica Popolare Cinese ha una prova su cui fondare la propria accusa, allora dovrà esporla agli occhi del mondo: lanciare accuse infondate non è sufficiente.

7. Per il futuro del Tibet, ho deciso che la soluzione va trovata all’interno della struttura della Repubblica Popolare Cinese. Fin dal 1974, sono sinceramente rimasto fedele all’approccio della “Via di Mezzo”, che è benefico per entrambi, e di questo è testimone il mondo intero. L’approccio della “Via di Mezzo” significa che tutti i tibetani devono essere governati da un tipo di amministrazione che goda di un’Autonomia Regionale Nazionale significativa e che provveda a tutto, autoregolandosi e capace di decisioni pienamente autonome, tranne che in materia di rapporti internazionali e di difesa nazionale.
Ho comunque sempre affermato, fin dall’inizio, che sono i tibetani in Tibet ad avere pieno diritto di decidere del futuro del Tibet.

8. Un miliardo e 200 milioni di cinesi vanno molto fieri di poter ospitare quest’anno le Olimpiadi: fin dall’inizio ho appoggiato l’assegnazione dei giochi a Pechino, e la mia posizione su questo resta immutata; ritengo che i tibetani non debbano causare alcun ostacolo allo svolgersi dei Giochi. E’ un legittimo diritto di ciascun tibetano lottare per la propria libertà e i propri diritti, ma sarebbe futile, oltre che di nessun aiuto, fare azioni che genererebbero odio nella mente dei cinesi. Dobbiamo invece rafforzare la fiducia e il rispetto nei nostri cuori per creare una società armoniosa, giacché essa non può esser costruita sulla base della forza e dell’intimidazione.

9. La nostra lotta è diretta contro poche persone all’interno della leadership della Repubblica Popolare Cinese, e non contro il popolo cinese. Dunque non dovremmo dare mai adito ad equivoci né fare cose che possano ferire il popolo cinese. Anche, ora, in questa difficile situazione, siamo sopraffatti dai molti intellettuali cinesi, scrittori e avvocati della Cina continentale e di altre parti del mondo, che ci danno dimostrazione della loro simpatia e della loro solidarietà producendo dichiarazioni, scrivendo articoli ed impegnandosi nel sostenerci. Ho recentemente rivolto un appello ai cinesi del mondo intero, il 28 Marzo, che spero ascolterete e leggerete.

10. Se l’attuale situazione in Tibet dovesse continuare, la mia preoccupazione è che il governo cinese possa reagire con forza ancora maggiore e aumentare la repressione contro i tibetani. I miei obblighi morali e la responsabilità che ho nei confronti del popolo tibetano mi hanno indotto a chiedere ripetutamente alla leadership della Repubblica Popolare Cinese direttamente coinvolta di cessare immediatamente la repressione in ogni parte del Tibet, ritirando le truppe e la polizia armata. Se questo porterà a qualche risultato, consiglierei anche ai tibetani di por fine alle attuali proteste.

11. Voglio inoltre raccomandare agli amici tibetani che vivono liberi fuori dal Tibet di essere estremamente vigili quando danno voce ai loro sentimenti sugli sviluppi della situazione in Tibet. Non dovremmo impegnarci in azioni che potrebbero anche solo remotamente essere interpretate come violente. Persino davanti alle provocazioni più intense non dovremmo scendere a compromessi rispetto ai nostri valori più preziosi e profondi.
Credo fermamente che otterremo il successo attraverso la nostra via della non violenza. Dobbiamo essere tanto saggi da capire da dove vengono queste dimostrazioni di affetto e questo sostegno alla nostra causa, che non hanno precedenti.

12. Dal momento che il Tibet è al momento, virtualmente chiuso, e nessuno dei mass media internazionali vi ha accesso, dubito che il mio messaggio sia ascoltato dai tibetani in Tibet. Ma spero che attraverso i mezzi di informazione e il passa parola esso raggiunga la maggioranza.

13. Infine, ancora una volta reitero il mio appello ai tibetani affinché si attengano alla non-violenza, senza mai deviare da questo cammino per quanto grave possa essere la situazione.

Il Dalai Lama
Dharamsala, 6 aprile 2008

Appello di Sua Santità il Dalai Lama al popolo Cinese
28 marzo 2008

Oggi vorrei salutare con il cuore i miei fratelli e sorelle cinesi nel mondo, in particolare quelli nella Repubblica Popolare Cinese.
Alla luce dei recenti sviluppi in Tibet, vorrei condividere con voi i miei pensieri riguardo le relazioni tra il popolo tibetano e il popolo cinese, a fare un mio personale appello a tutti voi.

Sono profondamente rattristato dalla perdita di vite umane nei recenti tragici fatti in Tibet. Sono consapevole che anche alcuni cinesi sono morti. Sento dolore per le vittime e le loro famiglie e prego per loro. La recente rivolta ha chiaramente dimostrato la gravità della situazione in Tibet e l’urgente bisogno di cercare una soluzione pacifica e reciprocamente benefica attraverso il dialogo.
Anche in questo frangente ho espresso alle autorità cinesi la mia volontà di lavorare insieme per portare pace e stabilità.

Fratelli e sorelle cinesi, vi assicuro che non ho il desiderio di cercare la separazione del Tibet. Né ho il desiderio di alimentare divisioni tra il popolo tibetano e il popolo cinese. Al contrario il mio impegno è sempre stato quello di cercare una soluzione genuina al problema del Tibet, in grado di garantire gli interessi a lungo termine sia dei cinesi che dei tibetani.
La mia principale preoccupazione, come ho ripetuto molte volte, è di garantire la sopravvivenza della cultura, della lingua e dell’identità distintivi del popolo tibetano. Come semplice monaco che si sforza di vivere la sua vita quotidiana in accordo ai precett i Buddhisti, vi assicuro la sincerità della mia motivazione.

Mi sono appellato al governo della Repubblica Popolare Cinese perché comprendesse chiaramente la mia posizione e lavorasse per risolvere questi problemi “cercando la verità a partire dai fatti.” Chiedo al governo cinese di mostrare saggezza e di iniziare un dialogo significativo con il popolo tibetano. Inoltre mi appello a loro affinché compiano sinceri sforzi per contribuire alla stabilità e all’armonia della Repubblica Popolare Cinese e per evitare di creare incrinature tra le nazionalità. Il quadro dei recenti eventi in Tibet mostrato dai media di stato, in cui sono state usate immagine false e distorte, potrebbe diffondere i semi della tensione razziale con conseguenze imprevedibili a lungo termine. Questa è per me una grave preoccupazione. Similmente, nonostante il mio ripetuto sostegno alle Olimpiadi di Pechino, le autorità cinesi, con l’intenzione di creare una frattura tra me e il popolo cinese, ha affermato che sto cercando di sabotare i Giochi. Sono incoraggiato, tuttavia, dal fatto che anche molti intellettuali e studiosi cinesi hanno espresso la loro forte preoccupazione riguardo le azioni del governo cinese e il rischio che esse portino a conseguenze negative a lungo termine, in particolare nelle relazioni tra le diverse nazionalità.

Fin dall’antichità, il popolo tibetano e il popolo cinese hanno vissuto come vicini. Nella storia conosciuta dei nostri popoli, lunga 2000 anni, qualche volta abbiamo sviluppato relazioni amichevoli, anche formando vere e proprie alleanze, mentre in altre occasioni ci siamo combattuti a vicenda. Tuttavia, da quando il Buddhismo è fiorito in Cina, prima ancora di arrivare in Tibet dall’India, noi tibetani abbiamo storicamente accordato al popolo cinese il rispetto e l’affetto dovuti a fratelli e sorelle di Dharma anziani. Questo è ben noto a tutti i membri della comunità cinese che vivono fuori dalla Cina, alcuni dei quali hanno assistito ai miei insegnamenti Buddhisti, così come ai pellegrini provenienti dalla Cina che ho avuto il privilegio di incontrare. Prendo coraggio da questi incontri e sento che potrebbero contribuire a una migliore comprensione tra i nostri due popoli.

Il ventesimo secolo è stato testimone di enormi cambiamenti in molte parti del mondo e anche il Tibet è stato coinvolto in questa turbolenza. Subito dopo la nascita della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, l’Esercito di Liberazione Popolare è entrato in Tibet e questo ha portato, alla fine, all’Accordo in 17 Punti stipulato tra la Cina e il Tibet nel Maggio 1951. Quando sono stato a Pechino nel 1954-55, per assistere al Congresso Nazionale del Popolo, ho avuto l’opportunità di incontrare, e di sviluppare con loro un’amicizia personale, molti leader anziani, compreso lo stesso Presidente Mao. In effetti, il Presidente Mao mi ha dato consigli su numerosi temi, così come assicurazioni personali riguardo il futuro del Tibet. Incoraggiato da queste assicurazioni , e ispirato dalle dediche di molti leader rivoluzionari cinesi del tempo, sono tornato in Tibet pieno di fiducia e ottimismo. Alcuni membri tibetani nel Partito Comunista avevano la stessa speranza. Dopo il mio ritorno a Lhasa, ho compiuto ogni possibile sforzo per cercare una genuina autonomia del Tibet all’interno della famiglia della Repubblica Popolare Cinese. Credevo che questo avrebbe garantito gli interessi a lungo termine sia del popolo tibetano che di quello cinese.

Sfortunatamente, le tensioni, che iniziarono ad aumentare in Tibet dal 1956 circa, alla fine condussero all’insurrezione pacifica del 10 Marzo 1959, a Lhasa, e alla mia fuga finale verso l’esilio. Benché in Tibet vi siano stati molti aspetti positivi di sviluppo sotto le regole della Repubblica Popolare Cinese, essi, come sostenne il precedente Panchen Lama nel Gennaio 1989, furono oscurati da immense sofferenze ed estese distruzioni. I tibetani furono costretti a vivere in uno stato di costante paura, mentre il governo cinese continuava a trattarli con sospetto. Tuttavia, invece di coltivare inimicizia verso i leader cinesi responsabili della spietata soppressione del popolo tibetano, li ho pregati di diventare amici, come ho espresso in questi versi in una preghiera composta nel 1960, un anno dopo il mio arrivo in India: “Possano ottenere l’occhio della saggezza che discerne ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, e possano dimorare nella gloria dell’amicizia e dell’amore.” Molti tibetani, tra cui i bambini a scuola, recitano questi versi nelle loro preghiere quotidiane.

Nel 1974, in seguito a serie discussioni con il mio Kashag, così come con il suo Portavoce e il Portavoce dell’Assemblea dei Deputati del Popolo Tibetano dell’epoca, abbiamo deciso di trovare una via di mezzo che non cercasse di separare il Tibet dalla Cina, ma che facilitasse lo sviluppo pacifico del Tibet. Benché non avemmo contatti a quel tempo con la Repubblica Popolare Cinese – che era nel pieno della Rivoluzione Culturale – riconoscemmo già che, prima o poi, avremmo dovuto risolvere la questione del Tibet attraverso il negoziato. Ammettemmo anche che, se non altro in relazione alla modernizzazione e allo sviluppo economico, il Tibet avrebbe tratto un grande beneficio dal rimanere all’interno della Repubblica Popolare Cinese. Benché il Tibet abbia una tradizione culturale ricca e antica, è poco sviluppato da un punto di vista materiale.

Situato sul tetto del mondo, il Tibet è la fonte di molti dei principali fiumi asiatici, quindi la tu tela dell’ambiente sull’altopiano tibetano è di suprema importanza. Dato che la nostra massima preoccupazione è di salvaguardare la cultura Buddhista tibetana – radicata nei valori della compassione universale – così come la lingua tibetana e l’ identità tibetana, abbiamo lavorato con
tutto il cuore per ottenere norme autodeterminate che fossero ricche di significato per tutti i tibetani. La costituzione della Repubblica Popolare Cinese fornisce il diritto alle diverse nazionalità, come i tibetani, di fare questo.

Nel 1979, l’allora principale leader cinese, Deng Xiaoping assicurò al mio emissario personale che, “a parte l’indipendenza del Tibet, tutte le altre questioni potevano essere negoziate.” Dato che
avevamo già formulato il nostro tentativo di cercare una soluzione alla questione tibetana all’interno della costituzione della Repubblica Popolare Cinese, ci sentivamo in una buona posizione per rispondere a questa nuova opportunità. I miei rappresentanti hanno incontrato molte volte ufficiali della Repubblica Popolare Cinese. Fino al rinnovo dei contatti nel 2002, avevamo avuto sei giri di
incontri. Tuttavia, non c’era stato alcun tipo di risultato sui temi fondamentali. Ciononostante, come ho dichiarato più volte, rimango fermamente impegnato nell’approccio della Via di Mezzo e ribadisco qui la mia volontà di continuare a perseguire il processo del dialogo.

Quest’anno il popolo cinese sta aspettando orgogliosamente e ardentemente l’apertura dei Giochi Olimpici. Ho, fin dal principio, sostenuto la candidatura di Pechino a ospitare i Giochi. La mia posizione rimane invariata. La Cina ha la popolazione più numerosa del mondo, una lunga storia e una civiltà estremamente ricca. Oggi, grazie al suo impressionante progresso economico, sta emergendo come una grande potenza. Questo deve certamente essere benvenuto. Ma la Cina ha anche il bisogno di guadagnarsi il rispetto e la stima della comunità globale attraverso lo stabilirsi di una società aperta e armoniosa, basata su principi di trasparenza, libertà, e rispetto della legge. Ad esempio, fino ad oggi le vittime della tragedia di Piazza Tienanmen, che ha colpito dolorosamente la vita di così tanti cittadini cinesi, non hanno ancora ricevuto né il giusto risarcimento né alcuna risposta ufficiale. Allo stesso modo, quando migliaia di normali cittadini cinesi nelle aree rurali soffrono di ingiustizie per mano di ufficiali locali disonesti e corrotti, le loro legittime lamentele vengono o ignorate o trattate in modo aggressivo. Esprimo queste preoccupazioni sia in quanto essere umano simile a loro, sia come qualcuno che è preparato a considerarsi un membri della grande famiglia che vive nella Repubblica Popolare Cinese. A tale proposito,
apprezzo e sostengo la politica del Presidente Hu Jintao di creare una “società armoniosa”, ma questa può sorgere solo sulla base della fiducia reciproca e in un’atmosfera di libertà, incluse la libertà di parola e il rispetto della legge. Credo fortemente che se si abbracciassero questi valori, si potrebbero risolvere molti importanti problemi relativi alle nazionalità di minoranza, come ad esempio la questione del Tibet, così come del Turkistan Orientale, o della Mongolia Interna, dove il popolo nativo oggi costituisce solo il 20% della popolazione totale di 24 milioni di abitanti.

Ho sperato che la recente affermazione del Presidente Hu Jintao, secondo cui la stabilità e la sicurezza del Tibet riguardano la stabilità e la sicurezza del paese, potesse annunciare l’alba di una nuova era per la soluzione dei problemi del Tibet. Sfortunatamente, nonostante i miei sinceri sforzi di non separare il Tibet dalla Cina, i leader della Repubblica Popolare Cinese continuano ad accusarmi di essere un “separatista”. Allo stesso modo, quando i tibetani a Lhasa e in molte altre aree hanno protestato spontaneamente per esprimere il loro radicato risentimento, le autorità cinesi mi hanno immediatamente accusato di aver orchestrato queste dimostrazioni. Ho chiesto una completa indagine da parte di organi competenti per analizzare questa accusa.

Fratelli e sorelle cinesi – ovunque voi siate - con profonda preoccupazione mi appello a voi perché aiutiate a disperdere le incomprensioni tra le nostre due comunità. Inoltre, mi appello a voi per aiutarci a trovare una soluzione pacifica e duratura al problema del Tibet attraverso il dialogo, nello spirito della comprensione e della disponibilità.
Con le mie preghiere,
Dalai Lama

Nota: tradotto dall’inglese grazie alla traduzione dall’originale tibetano di Tseten Samdup Chhoekyapa
Rappresentante di Sua Santità il Dalai Lama.
_________________________________________________

APPELLO DELL’ISTITUTO LAMA TZONG KHAPA PER IL TIBET

Cari Amici,
con l’invio di questa newsletter, cogliamo l’occasione per invitarvi a mantenere con l’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia uno stretto contatto riguardo a iniziative per sostenere la causa tibetana.
Infatti, dopo l’incontro organizzato qui all’Istituto lo scorso 22 marzo, si è creata un’ottima sinergia con le autorità locali e anche con i media, soprattutto quotidiani e agenzie di stampa. Inoltre, abbiamo sempre mantenuto contatti
con tutte le istituzioni e associazioni che si occupano del Tibet.
Poiché riteniamo che in questo momento la visibilità per la questione tibetana sia alta, dobbiamo approfittare di questa condizione favorevole anche presso gli organi di stampa.
Se avete notizie di iniziative pro Tibet o se avete intenzione di organizzare qualcosa voi stessi, vi preghiamo di tenerci informati perché noi, a nostra volta, veicoleremo le informazioni a tutti i nostri contatti.

Scrivete a: siddhi@iltk.it
info@iltk.it